Cosa fare a Ploaghe
Cosa vedere a Ploaghe: l'antica cattedrale di San Pietro, la Quadreria Spano, San Michele di Salvennor, nuraghi, tessitura e feste del Logudoro.

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Ploaghe è un centro agricolo del Logudoro di circa 4.000 abitanti, a oltre 400 metri di quota sulle pendici del Monte San Matteo, un antico vulcano spento, a circa 25 km da Sassari. Per secoli fu sede vescovile e oggi conserva una sorprendente concentrazione di chiese, una pinacoteca di valore e decine di siti nuragici. È il paese natale del canonico Giovanni Spano, padre dell'archeologia sarda. Una meta per chi ama l'arte, la storia e le campagne vulcaniche del nord Sardegna.
Cosa vedere a Ploaghe
Piazza San Pietro e l'antica cattedrale
Il cuore del paese è la piazza su cui si affacciano il municipio, un tempo monte granatico, e il complesso parrocchiale: la chiesa di San Pietro, antica cattedrale rimaneggiata nei secoli, e gli oratori di Santa Croce e del Rosario. Accanto si trova il cimitero monumentale, con lapidi scritte in sardo logudorese, una rarità nell'isola.
La Quadreria Spano
Nella casa parrocchiale è custodita la pinacoteca riunita da Giovanni Spano nell'Ottocento: dipinti dal XIV al XIX secolo, opera di artisti sardi come Michele Cavaro e Giovanni Marghinotti e di scuole italiane, fiamminghe e spagnole.
San Michele di Salvennor
A circa 2 km dal paese sorge la chiesa romanica di San Michele di Salvennor, legata a un'antica abbazia medievale, costruita con pietra calcarea chiara e basalto scuro, nello stile della vicina Saccargia.
Nuraghi e archeologia
Il territorio conta oltre settanta siti nuragici. Tra i più interessanti il nuraghe Don Michele, la tomba di giganti di Fiorosu, con un corridoio lungo circa 16 metri, e la fonte sacra di Frades Mareos, con la camera circolare che racchiude la sorgente.
Cosa fare a Ploaghe
Ploaghe è ideale per un itinerario tra arte sacra e archeologia: visita guidata alla pinacoteca, poi un'escursione tra nuraghi, tombe di giganti e chiese di campagna, a piedi o in bici sulle strade rurali tra i colli vulcanici. Da qui si costruisce facilmente un tour delle chiese romaniche del Logudoro. Scorri in basso: trovi le esperienze proposte dagli operatori del posto da prenotare subito.
Storia
Abitato fin dalla preistoria e densamente popolato in età nuragica, il territorio divenne importante nel Medioevo: Ploaghe fu sede di diocesi dall'XI secolo al 1503 e faceva parte del giudicato di Torres. Dopo il 1259 passò ai Malaspina, poi agli Aragonesi, che crearono la baronia di Ploaghe. Partecipò ai moti antifeudali del 1795 e fu riscattato nel 1839.
Cosa mangiare e cosa comprare
La cucina è quella agropastorale del Logudoro, con carni di pecora e agnello, formaggi e pane tradizionale. L'artigianato più rinomato è la tessitura di tappeti e arazzi su telai orizzontali, con la tecnica detta «a punto».
Feste e tradizioni
A metà gennaio si accendono i fuochi di Sant'Antonio abate; seguono i riti della Settimana Santa, Sant'Antonio da Padova a giugno e la Vergine Addolorata a settembre, con processioni in abito tradizionale e musica sarda. A Ferragosto si tiene la sagra della pecora.
Dintorni
- Santissima Trinità di Saccargia (Codrongianos).
- Ardara e la basilica di Santa Maria del Regno.
- Florinas e le sue necropoli.
- Chiaramonti e Osilo, con i loro castelli medievali.
Come arrivare e quando andare
Ploaghe ha diverse uscite sulla SS 131 ed è vicina alla strada per Olbia; ha anche una stazione ferroviaria sulla linea Chilivani–Porto Torres. Gli aeroporti più vicini sono Alghero, a circa 50 minuti, e Olbia, a circa un'ora; il porto di riferimento è Porto Torres. Le spiagge della costa di Sassari sono a circa 40 minuti. Primavera e autunno sono le stagioni migliori.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per visitare Ploaghe?
Mezza giornata per il centro e la pinacoteca; una giornata intera con Salvennor e i siti nuragici.
Si può arrivare a Ploaghe in treno?
Sì, la stazione si trova appena fuori dal paese, sulla linea Chilivani–Porto Torres.
Chi era Giovanni Spano?
Un sacerdote e studioso nato a Ploaghe nell'Ottocento, considerato il fondatore dell'archeologia e della linguistica sarde.







