Marmilla e Sarcidano · Provincia di Oristano

Cosa fare a Gonnoscodina

Cosa vedere a Gonnoscodina, in alta Marmilla: la chiesa a cupola di San Daniele, la parrocchiale di San Sebastiano, il ponte antico e i nuraghi.

Stiamo raccogliendo le prime esperienze per questa zona. Torna presto, oppure segnalaci un operatore che conosci.

Gonnoscodina è un piccolo paese di circa quattrocento abitanti nell'alta Marmilla, in provincia di Oristano, su un pendio collinare fertile tra la Giara di Gesturi, la Giara di Siddi e il Monte Arci. Il nome lo descrive bene: gonnos significa collina e codina roccia, «la collina di pietra». È un borgo tranquillo, da scoprire con calma, con una chiesa a cupola che è il simbolo del paese e una campagna attraversata dal rio Mogoro e dal rio Isca. Adatto a chi viaggia lento e cerca la Sardegna rurale più autentica.

Cosa vedere a Gonnoscodina

La chiesa di San Daniele

All'ingresso del paese, immersa in un parco di macchia mediterranea, sorge la chiesa di San Daniele, costruita nella prima metà dell'Ottocento. Ha una pianta centrale coronata da una grande cupola e all'interno un altare in marmo pario. È il simbolo di Gonnoscodina.

La parrocchiale di San Sebastiano

A croce greca e in forme classiche, sostituì l'antica parrocchiale di San Bartolomeo, di cui restano due archi a tutto sesto in un parco. Custodisce una reliquia della Santa Croce e un antico calice di pregio.

Il ponte e i nuraghi

Nel centro storico si trova un antico ponte sul rio Isca, rifatto nel Settecento su una base che la tradizione indica come romana. Nelle campagne si incontrano il nuraghe Nuratzou e il nuraghe di Gotzua.

Cosa fare a Gonnoscodina

Il paese è una base comoda per escursioni sulle due giare e sul Monte Arci, celebre per l'ossidiana, e per passeggiate o giri in bici tra campi e colline. In paese si lavorano ancora legno e ceramica. Scopri subito qui sotto le esperienze proposte dagli operatori della zona.

Storia

Il territorio fu abitato in età nuragica e frequentato dai romani, che vi hanno lasciato una piccola necropoli e un deposito di monete. Il villaggio nacque nel Medioevo, nella curatoria di Parte Montis del Giudicato di Arborea. Nel 1420 entrò nel Marchesato di Oristano e nel 1478 passò agli aragonesi come feudo dei Carroz, poi dei Centelles e degli Osorio, fino al riscatto del 1839. Dal 1927 al 1946 fu unito a Gonnostramatza.

Cosa mangiare e cosa comprare

L'economia è soprattutto agricola, grazie a un territorio fertile. A tavola si ritrovano i sapori della Marmilla: pane fatto in casa, formaggi, olio e vino della zona. Da portare a casa, un oggetto in legno o in ceramica fatto dagli artigiani locali.

Feste e tradizioni

  • San Sebastiano, patrono, il 20 gennaio, con il falò acceso la notte della vigilia.
  • San Daniele, festeggiato più volte l'anno, tra maggio e novembre.
  • San Bartolomeo, il 24 agosto, nel parco attorno ai resti della sua chiesa.

Dintorni

  • Gonnostramatza, con il museo Turcus e Morus, a un chilometro.
  • Siddi e la tomba dei giganti Sa Domu 'e s'Orku.
  • Mogoro e il nuraghe Cuccurada.
  • Masullas e il GeoMuseo del Monte Arci.

Come arrivare e quando andare

Si lascia la statale 131 all'altezza di Mogoro: Oristano è a circa mezz'ora, Cagliari, con aeroporto e porto, a circa un'ora. Primavera e autunno sono le stagioni migliori per camminare in campagna e sulle giare; d'estate fa molto caldo.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per visitare Gonnoscodina?

Un'ora o due per le chiese e il centro; conviene abbinarlo a Gonnostramatza e Mogoro.

Cosa significa il nome Gonnoscodina?

Viene da gonnos, collina, e codina, roccia: «collina di pietra».

Gonnoscodina ha il mare?

No, è un paese dell'interno; le spiagge del golfo di Oristano sono a circa un'ora d'auto.

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