Cosa fare a Villa Sant'Antonio
Cosa vedere a Villa Sant'Antonio: il menhir di Monte Corru Tundu, le domus de janas di Is Forrus, nuraghi e itinerari archeologici in Marmilla.

Stiamo raccogliendo le prime esperienze per questa zona. Torna presto, oppure segnalaci un operatore che conosci.
Villa Sant'Antonio (in sardo Sant'Antoni Arruìnas) è un piccolo paese dell'Alta Marmilla, in provincia di Oristano, tra la Giara di Assolo a sud, il fiume Imbessu a est e il monte Grighine a nord. È un vero museo a cielo aperto della preistoria: menhir alti come una casa, decine di domus de janas scavate nella roccia e una decina di nuraghi. Per gli appassionati di archeologia e per chi ama camminare tra colline ricche di sorgenti è una scoperta sorprendente.
Cosa vedere a Villa Sant'Antonio
Menhir di Monte Corru Tundu
Alto quasi sei metri, è uno dei menhir più imponenti della Sardegna. Le perdas fittas («pietre fitte») del territorio risalgono a circa 3300–2500 a.C.; oltre a Monte Corru Tundu si possono vedere i menhir di Carabassa e Cardixeddu, dalle forme che accennano a una figura umana, e quelli di Tuttiricchiu.
Domus de janas di Is Forrus
Il territorio conta circa sessanta domus de janas, le tombe neolitiche scavate nella roccia il cui nome significa «case delle fate». A Is Forrus si riconoscono sia il tipo più antico «a pozzetto» sia quello più recente con corridoio; altre si trovano a Genna Salixi e a Maccettu.
Nuraghi
Tra i dieci nuraghi del territorio spicca il nuraghe Spei, uno dei più antichi, a due piani; poco più recenti sono Crannaiou e Genna sa Pira.
Chiese
Al centro del paese sorge la chiesa di Sant'Antonio Abate, costruita dove fu ritrovata la statua del santo; c'è anche la chiesa di San Giorgio, di origine antica.
Cosa fare a Villa Sant'Antonio
Il modo migliore per vivere il paese è un itinerario archeologico a piedi o in bici tra menhir, domus de janas e nuraghi, magari con una guida che sappia leggere i segni della preistoria. Le colline sono coperte di macchia mediterranea, lecci e sughere, mentre lungo la valle dell'Imbessu crescono ontani, salici e tamerici. A circa 2 km dal paese, il pianoro del monte Padrillonis conserva tracce di insediamenti prenuragici. Scopri qui sotto le visite e le escursioni proposte dagli operatori del territorio.
Storia
Il territorio fu abitato intensamente nel Neolitico e nell'età del Rame, quando furono innalzati i menhir e scavate le domus de janas, poi in epoca nuragica e romana, con diversi insediamenti sparsi. Il paese attuale è invece recente: nacque all'inizio del Settecento attorno alla chiesa di Sant'Antonio Abate, e nel 1720 entrò nella baronia di Senis dei Nin Zatrillas, fino al riscatto del 1839. Il nome attuale è in uso dal 1985.
Cosa mangiare e cosa comprare
Il paese vive di agricoltura e allevamento: in tavola trovi pane casereccio, formaggi di pecora, ricotta e carni del territorio, secondo la tradizione della Marmilla.
Feste e tradizioni
La comunità è legata al culto di Sant'Antonio Abate, il santo che dà il nome al paese e che in Sardegna si festeggia tradizionalmente a gennaio con i falò.
Dintorni
- Assolo e la Giara, con i sentieri verso l'altopiano dei cavallini.
- Usellus, con Santa Reparata e le tracce della romana Uselis.
- Senis, con la torre medievale e il palazzo baronale.
- Fordongianus e le sue terme romane, a circa mezz'ora.
Come arrivare e quando andare
Villa Sant'Antonio dista circa 50 minuti d'auto da Oristano, che si raggiunge dalla SS131. Gli aeroporti più vicini sono Cagliari-Elmas, a circa un'ora e un quarto, e Alghero. Primavera e autunno sono perfetti per esplorare i siti all'aperto; d'estate visita i menhir al mattino o al tramonto, con la luce più bella.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per vedere i siti archeologici?
Mezza giornata basta per Monte Corru Tundu, Is Forrus e un nuraghe; una giornata intera per un itinerario completo.
Cosa sono le domus de janas?
Sono tombe scavate nella roccia nel Neolitico; la tradizione popolare le immaginava abitate da piccole fate, le janas.
Villa Sant'Antonio è adatta ai bambini?
Sì, menhir giganti e «case delle fate» stimolano la fantasia dei più piccoli; servono solo scarpe comode.

